www.giulianodalmati.it          Coraggio Giuliano Dalmati !         Vivi e Morti
 isfida-wolit@tiscali.it           non abbiate timore, il cerchio non si è ancora chiuso!     Sempre Presenti
Home
Indice
Sommario
Chi Siamo
Cosa Vogliamo
Articolo 16
Impegni
Collegamenti
Corrispondenza
Preferiti
Notiziario
Partito Moderno
Novità
Diritti Umani
Informazioni
Storia
Sett. Politico
Elezioni
Politiche
Europee
Amministrative
Territorio
Biblioteca
Sezione Editoriale
Toponimi
Fondazione
Infoibamenti
Bartoli
Pitamiz
Pitamiz vitt.
Papo
Albo d'Oro
AnteArmistizio-AA
Corpi Speciali-AA
Forze.Arm-AA
Vittime Civili-AA
PostArmistizio-PA
Corpi Speciali-PA
Forze Armate-PA
Vittime Civili-PA
PostBellico-PB
Corpi Speciali-PB
Forz.Arm-PB
Vittime Civili-PB
PostPace-PP
Ballarini
Rustia
Pirina
Rumici
Venanzi
Tomaz
Duda M. Gianna
Courtois
Nemec
Ferenc
Totale Martiri
Vittime simbolo
Ecclesiastici
Aggiornamenti
Agg.Prov_Pola
Agg.Prov_Fiume
Agg.Prov_Gorizia
Agg.Prov_Trieste
Agg_Altre_Prov.
Agg.Dalmazia
Negazionisti
U.N.P.I.E.
Legge croata
Beni abbandonati
Proprietari TC
Proprietari ZB
Proprietari TC+ZB


Parenzo

Buie ] Canfanaro ] Capodistria ] Montona ] [ Parenzo ] Pisino ] Portole ]

      Per il Comune di Parenzo si dispone anche d'una interessante pubblicazione molto
dettagliata ideata e voluta dal compianto Amelio Cuzzi e pubblicata nel 1985 alla quale sono state aggiunte altre vittime man mano che sono state individuate.
   Se qualcuno dei visitatori di questa pagine avesse altri nominativi da aggiungere o fornire ulteriori precisazioni su quelli già presenti si metta in contatto con noi.

 

IN STRADAGRANDA
Un album ricordo nel 40° delle deportazioni
nel nostro Comune di Parenzo

     Come è stato preannunciato nel precedente notiziario (In Strada Granda n. 23, settembre 1984) il Direttivo della Famiglia intende pubblicare un album per ricordare le vittime delle deportazioni del periodo 1943-1945, la cui sorte è stata solo in parte accertata per riesumazione ed identificazione dei corpi dalle foibe istriane.
     L'elenco dei deportati è stato pazientemente compilato a distanza di tempo e potrebbe non essere esatto né completo. Mancano inoltre gli indirizzi dei familiari di molte delle vittime, specie di quelle delle frazioni comunali di Abrega, Torre e Villanova di Parenzo o dei residenti a Parenzo in via provvisoria.
     Per superare queste difficoltà contiamo sulla collaborazione di tutti i concittadini, chiedendo loro di segnalarci eventuali errori od omissioni e di aiutarci a rintracciare gli indirizzi sotto specificati.
     Ai parenti delle vittime, dei quali conoscevamo la residenza, sono già stati inviati dei moduli con la richiesta dei dati utili. L'immediatezza della parziale restituzione, spesso accompagnata da parole di consenso, ci conforta a persistere nell'iniziativa. Vero però è che tutti non hanno risposto ancora ed è a questi che particolarmente ci rivolgiamo, pur rispettando la loro riservatezza, per poter completare la pubblicazione nell'anno della ricorrenza.
     Le notizie sono da inviare a Famiglia Parentina Casella Postale 853 - 34100 Trieste Centro.
     Ringrazio quanti vorranno darci una mano.

                                                                                                             Amelio Cuzzi


IN STRADA GRANDA
N. 25 - Numero Speciale

FAMIGLIA PARENT1NA - ADERENTE ALL'UNIONE DEGLI ISTRIANI - SETTEMBRE 1985

A 50 ANNI DAL SACRIFICIO: 1993

settembre 1943

  - 1985

maggio 1945

per non dimenticare

PERCHÉ L'ABBIAMO FATTO

     Con questo album, dedicato alle vittime delle foibe del Comune di Parenzo, le spose, i figli, i fratelli, i nipoti superstiti vogliono ricordare il terrificante periodo della occupazione slavo comunista 1943-1945, in cui si scatenarono sconosciute barbarie verso uomini inermi, di ogni ceto sociale colpevoli solo di essere italiani.
     I dati, riportati derivano da informazioni ottenute da diretti familiari e ci si è attenuti strettamente ai testi da essi forniti.
     La nostra dispersione dopo l'esodo dall'Istria e i quarant'anni trascorsi, hanno reso molto difficile il ritrovamento dei parenti delle 62 vittime di Parenzo, delle 5 vittime di Abrega, delle 16 vittime di Torre delle 11 vittime di Villanova di Parenzo. Molti dati sono quindi mancanti, perché, specie per i non nativi non sempre è stato possibile rintracciare le famiglie; vi sono però anche dei casi in cui i familiari non sono stati disposti alla collaborazione. Di queste vittime abbiamo comunque riportato il nome perché siano accomunate nel nostro affettuoso ricordo.
     Raccogliere questa sofferta documentazione è stato riaprire una dolorosa ferita, ma è bene che i connazionali conoscano i tragici eventi che la popolazione istriana ha vissuto. Forse così potranno comprendere la nostra amarezza quando, dopo aver dovuto abbandonare forzatamente il luogo natio per rimanere italiani, ci ritroviamo esuli in Patria, costretti spesso sui documenti ufficiali e dichiararci «nato in Jugoslavia», avvilendo quegli ideali che furono culto dei nostri padri.

                                                                                                      Amelio CUZZI
                                                                                        e il Direttivo della Famiglia Parentina

FoibeCuzzi.jpg (97644 byte) ComParCuzzi.jpg (74522 byte)

Ubicazione delle foibe note, atte anche a nascondere i cadaveri delle vittime senza lasciare traccia, conformemente agli ordini del terrorismo slavo-comunista

Località del Comune di Parenzo ove si scatenò con furrore l'odio contro l'italiano: Parenzo città vittime 62; Abrega 5; Torre 16; Villanova 11.


LE FOIBE

     ...sono voragini rocciose, create dall'erosione violenta di motti corsi d'acqua. Raggiungono i 200 metri di profondità e si perdono in tanti cunicoli nelle viscere della terra.
       Le pareti viscide, nere, tormentate da sporgenze e da caverne, terminano su un fondo di melma e di detriti.

      L'ing. E. Boegan ha registrato in Istria 1700 foibe. Ognuna porta il suo numero assegnato dal catasto grotte.
      FOIBA DI VINES: ha una profondità di 146 metri. Sono state estratte 115 salme di militari e civili italiani fra cui tre donne. Molte salme erano accoppiate mediante legatura, sempre di filo di ferro, ai due avambracci. Soltanto una presentava segni di colpi d'arma da fuoco, il che fa supporre che il colpito si trascinasse dietro il compagno ancor vivo.
      FOIBA DI SURANI: sono state recuperate 26 salme.
      FOIBA DI SEMEZ (Rozzo): durante una discesa, effettuata il 7 maggio 1944, sono stati trovati, su un fondo acquitrinoso, cumuli di ossa, che si calcolarono corrispondere a quelle di 80-100 vittime. È accertato che anche durante il 1945 sono state gettate altre vittime.

                                                              Da «L'esodo dei giuliani, fiumani e dalmati»
                                                                                      di Padre F. Rocchi

     Oltre alle foibe citate, dalle quali è stata estratta la maggioranza delle vittime di Parenzo, vi sono nel territorio istriano ceduto tante altre voragini inesplorate.

    (Segue lo schizzo di una foiba)

FbaCuzzi.jpg (50075 byte)

Hanno scritto sulla violenza dell'occupazione slava:

      Winston CHURCHILL a STALIN: «...grandi crudeltà sono state commesse in quella zona dagli slavi contro gli italiani, specialmente a Trieste e a Fiume. Le pretese aggressive del marescialloTito devono essere stroncate». 23 giugno 1945;

      Il maresciallo ALEXANDER a TRUMAN: «...il comportamento dei soldati slavi, sia in Austria, sia nella Venezia Giulia, fece una cattiva impressione sulle truppe britanniche ed americane. I nostri uomini furono costretti ad assistere, senza poter intervenire, ad azioni che offendevano il loro senso di giustizia ed avevano la sensazione di rendersi complici di malefatte». 12 giugno 1945

      Il Cardinale TISSERANT decano del collegio dei cardinali ed accademico di Francia, a proposito degli infoibati: «...e bene che non si lasci perdere la memoria di quegli orribili delitti che furono compiuti durante gli avvenimenti dell'ultima guerra». 2 novembre 1959.

                                                                                  Da «L'esodo dei giuliani, fiumani e dalmati»
                                                                                                     di Padre F. Rocchi


MARTIRI DIMENTICATI

Si compie la storia,
scorrono gli anni
dopo l'autunno di sangue.
Sonnecchia il furore omicida.
Commemora, la patria,
i figli caduti,
depone corone l'autorità,
per tutti...
Per i nostri mai!
Nulla mai!
E non furono tre,
ne trecento
ma tremila i nostri martiri!
Tremila poveri martiri dimenticati.
Un popolo d'ombre
che silente addita,
quale monito severo,
il sangue
che, accusatore, copre
le carni mutilate;
e i polsi tende

che belve umane
straziaron col filo spinato;
e chiede
con occhi, ancor di terror sbarrati
incredulo, addolorato...
perché?
Ma tu
Patria tanto amata,
Patria ingrata,
Patria matrigna,
taci...
quei figli ignori.
Senza più lacrime,
tutte già versate,
trecentomita disperati,
solo di amor patrio ricchi,
vagano, profughi,
per il mondo
e si chiedono...
perché?
Che c'importa lo squallido perché

Bastiamo noi a ricordare
i nostri padri a venerare.
Noi che ricchi siamo
del loro martirio,
superbi della nostra fede,
fieri del nostro coraggio.
Forti come i pini
della nostra terra che,
abbarbicati sulla scogliera,
battuti dalla bora,
bruciati dalla salsedine,
svettano vigorosi
contro ogni tempesta.
Siamo i soli a ricordare?
Sarà ricordo di pochi
ma indelebile nel tempo,
e l'imparzialità della storia
li eternerà nell'olimpo delta gloria.
Mary Gueli         
Agosto 1984        

 

FbaCuzzi1.jpg (45099 byte)
    
Vines, dal 6 al 25 ottobre 1943 vengono effettuate operazioni di recupero dalla foiba denominata «dei colombi». Vengono estratte 115 salme in parte dalla profondità di 66 metri e di 146 metri.

      Il lavoro è stato effettuato dai benemeriti Vigili del fuoco di Pola con l'aiuto di generosi volontari e diretto dal bravo maresciallo Armando Harzarich.
                                                                                                                  (collez. Ines Tami)

 

STRALCIO DAL DIARIO DI MAFALDA

      15 giugno 1945, Pisino: notte, la porta si apre e subito mi assale il terrore; questa volta sul foglio c'è anche il mio nome.
      Per prima chiamano la siora Rosa di Castellier e poi le altre, lo vengo legata braccio a braccio con una giovane incinta. Ci conducono sullo spiazzo del castello dove ci attendono due camion, già pieni di prigionieri, con i motori accesi.
      Ci caricano sul secondo, chiudono le sponde e.... viene dato l'ordine di partire. In quell'istante arriva un partigiano con un foglio in mano e grida: «alt! Mafalda Codan giù!». Mi sento mancare, tremo tutta.
      Tutti piangono: «povera piccola, sei tu la prima, vogliono ammazzarti qui». Sul primo camion c'è mio fratello Arnaldo che urla: «maledetti assassini». Mi slegano dalle mie compagne e mi fanno scendere.
      Barcollo, non connetto più. I due camion partono. Il capo mi prende per un braccio e mi getta in una stanza buia nella casetta di fronte al castello e mi chiude dentro. È buio pesto, non vedo niente ma sento una voce che mi chiede: «chi sei?».
      Quando al mattino un po' di luce filtra attraverso le imposte, vedo una vecchietta vestita di nero con il capo avvolto in un fazzoletto, rannicchiata in un angolo. È di un paesino vicino a Pisino l'hanno arrestata dopo averle ucciso il marito il figlio e un cognato, rei soltanto di essere contadini benestanti italiani.
      Al mattino gli aguzzini ritornano felici di aver ucciso tanti nemici del popolo. Li hanno massacrati tutti. Uno entra in cella e mi chiede: «quanti anni aveva tuo fratello? Non voleva morire sai, anche dopo morto il suo corpo ha continuato a saltare». Ascolto muta ma il dolore esplode e mi invade tutta. Soffro da morire non mi interessa più nulla, spero che mi uccidano ma che lo facciano presto...

 

FbaCuzzi2.jpg (44038 byte)

Vines, dal 6 al 25 ottobre 1943: salme devastate dalla decomposizione attendono il riconoscimento.

                                                                                     (collez. Ines Tami)

 

      ...la salma l'ho ritrovata io, ma mia sorella l'ha riconosciuta, lo non sarei stato in grado di farlo. È vero! L'ha riconosciuta dal maglione che lei gli aveva fatto. Ha avuto il colpo alla nuca. Ero presente quando i pompieri di Pola portavano alla superficie le salme a gruppi per depositarle sull'erba.   ...la salma l'ho ritrovata io, ma mia sorella l'ha riconosciuta, lo non sarei stato in grado di farlo. È vero! L'ha riconosciuta dal maglione che lei gli aveva fatto. Ha avuto il colpo alla nuca. Ero presente quando i pompieri di Pola portavano alla superficie le salme a gruppi per depositarle sull'erba.
      L'atmosfera era irrespirabile. I pompieri sono stati bravissimi. Quella di Vines è stata la prima foiba individuata. Quando ne ho avuto notizia mi trovavo a Pisino: ultimo posto noto dei parensani, poi non si seppe più nulla sino alla scoperta della foiba. Da Pisino andai a Vines senza dire nulla a casa, ma mia sorella l'aveva saputo da altre fonti e mi raggiunse dopo due giorni assieme ad altre vedove. Non la lasciai avvicinarsi alle salme. Solo il terzo giorno sono riuscito a trovarlo mentre già in cassa stavano mettendolo nella fossa comune. Tirai su la cassa, la scoperchiai: era lui! Non so perché ho tirato su quella cassa, so di aver pregato, come si prega nella vita forse una volta sola.
      Solo allora chiamai mia sorella. Lo riconobbe senza la minima esitazione e si voleva «buttare» su quella salma per abbracciarla! Lo sa Iddio la fatica che mi è costata ad impedirglielo e non solo quella fisica!
      Sto piangendo. Scusami, sarà meglio non continuare.
Per Celin era già nella fossa e lo feci tirare fuori. Mia cugina aveva riconosciuto un pezzo di camicia che avevano ritagliato prima di seppellire e messo in una piccola mostra improvvisata...

                                                                                Dalla   lettera di  Giacomo Biagini, a Amelio,
                                                                                per la ricerca del cognato Gianni Cleva e del
                                                                                cugino acquisito Michele Mengazioì «Celin».
                                                                                                                  Roma, 2 aprile 1985

MnfCuzzi.gif (6069 byte)  

          CITADINI DI PARENZO !

     Dopo un mese di tragiche vicende e di
ansie angosciose, sono state ricuperate - in una foiba abissale di Albona - le salme di parecchi nostri fratelli barbaramente trucidati da criminali senza scrupoli.
     La gravita dell'ora che attraversiamo non
consente recriminazioni, ne propositi di vendetta, ma impone la più assoluta disciplina e la concordia di tutti gli spiriti interessati al bene del paese e della Patria.
     Piangiamo pertanto i nostri caduti, onoriamoli degnamente, custodendone nel cuore la memoria e la fede ed attendiamo fiduciosi che la Divina Provvidenza compia il suo disegno.
     Il sacrificio dei nostri martiri, rei soltanto
di essere italiani, aggiunge un titolo di nobiltà alle tradizioni del nostro paese e consacra definitivamente l’italianità di questa terra, invano contesa dal secolare nemico!

      Parenzo, 26 ottobre 1943
                 Il Comitato di Salute Pubblica

FnrlCuzzi.jpg (69180 byte)

Parenzo, giovedì 28 ottobre 1943: ventidue salme nella casa di Dio, avvolte nel tricolore, allineate in file di quattro con ai lati i parenti, attendono l'ufficio divino. Il Vescovo di Parenzo e Pola monsignor Raffaele Radossi, si avvicina alle bare con le mani composte in preghiera. Volge il suo sguardo addolorato ai parenti ed esclama: «Sono stato ignobilmente ingannato!».

                                                                                                                   (collez. Ines Tami)
FnrlCuzzi1.jpg (81600 byte)
 
Parenzo 13 dicembre 1943: i funerali delle salme recuperate dalla foiba di Villa Surani l’11 e 12 dicembre

                                                                                                         
(collez. Ines Tami)

     
PREGHIERA PER LE VITTIME DELLE FOIBE
COMPOSTA   DALL'ARCIVESCOVO  DI  TRIESTE  MONS.  ANTONIO  SANTIN

      O Dio, Signore della vita e della morte, della luce e delle tenebre, dalle profondità di questa terra e di questo nostro dolore noi gridiamo a Te.
      Ascolta, o Signore, la nostra voce.
      «De profundis clamo ad TE, Domine; Domine, audi vocem meam».
      Oggi tutti i Morti attendono una preghiera, un gesto di pietà, un ricordo di affetto. E anche noi siamo venuti qui per innalzare le nostre povere preghiere e deporre i nostri fiori, ma anche per apprendere l’insegnamento che sale dal sacrificio di questi Morti. E ci rivolgiamo a Te, perché Tu hai raccolto l'ultimo loro grido, l'ultimo loro respiro.
      Questo calvario, col vertice sprofondato nelle viscere della terra, costituisce una grande cattedra che indica nella giustizia e nell'amore le vie della pace.
       In trent'anni due guerre, come due bufere di fuoco, sono passate attraverso queste colline carsiche; hanno seminato la morte tra queste rocce e questi cespugli; hanno riempito cimiteri e ospedali hanno anche scatenato qualche volta l'incontrollata violenza, seminatrice di delitti e di odio.
      Ebbene, Signore, Principe della Pace, concedi a noi la Tua Pace, una pace che sia riposo tranquillo e decoroso per i Morti e sia serenità di lavoro e di fede per i vivi.
      Fa che gli uomini, spaventati dalle conseguenze terribili del loro odio e attratti dalla soavità del Tuo vangelo ritornino, come il figlio prodigo, nella Tua casa per sentirsi e amarsi tutti come figli dello stesso Padre.
      Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il Tuo Nome, venga il Tuo Regno, sia fatta la Tua volontà. Dona conforto alle spose, alle madri, alle sorelle, ai figli di coloro che si trovano in tutte le foibe di questa nostra triste terra, e a tutti noi che siamo vivi e sentiamo pesare ogni giorno sul cuore la pena per questi Morti, profonda come le voragini che li accolgono.
      Tu sei il Vivente, o Signore, e in Te essi vivono. Che se ancora la loro purificazione non è perfetta noi Ti offriamo, o Dio Santo e Giusto, la nostra preghiera, la nostra angoscia, i nostri sacrifici perché giungano presto a gioire dello splendore del Tuo Volto.
      E a noi dona rassegnazione e fortezza, saggezza e bontà. Tu ci hai detto: «Beati i misericordiosi perché otterranno misericordia, beati i pacificatori perché saranno chiamati i figli di Dio beati coloro che piangono perché saranno consolati», ma anche beati quelli che hanno fame e sete di giustizia perché saranno saziati in Te, o Signore, perché è sempre apparente e transeuente il trionfo dell'iniquità.
      O Signore, a questi nostri morti senza nome ma da Te conosciuti e amati, dona la Tua pace. Risplenda a Loro la luce perpetua e brilli la Tua luce anche sulla terra e nei nostri cuori. E per il loro sacrificio fa che le speranze dei buoni fioriscano.
      Domine, coram te est omne desiderium meum et gemitus meus te non latet. Amen.

CmtrCuzzi.jpg (40647 byte)

 

 

VITTIME DI PARENZO CITTA'

1) BARAIA Angelo non nativo
Colonnello, Comandante il 309° Reggimento Fanteria Costiero ex combattente nella guerra 1915-1918. Deportato fra il 20 e il 22 settembre 1943. Nessuna notizia sulla sua sorte. Di Lui gli slavi hanno scritto nella storia della loro conquista, che è stato arrestato a Parenzo dai tedeschi e deportato in campo di concentramento. ("Parenzo» - L'occupazione italiana e la lotta popolare di liberazione - di M. Mikolic - Zagabria 1975)

2) BARBO Giuseppe  di anni 65 – farmacista fu Sebastiano e fu Nicolina Borri nato a Parenzo il 5 giugno 1878. Fu portato via dalla sua abitazione di Parenzo sita in via della Palestra, da partigiani slavi nel settembre 1943. Mai saputo niente riguardo alla sua fine. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

3) BENCI Marco   «menoleta» di anni 41 – barbiere fu Domenico e di Lucia Gustin nato a Parenzo il 19 giugno 1902. Timoniere di armi campioni nazionali di canottaggio. Catturato da slavi nella sua abitazione la sera del 20 settembre 1943. Era ritornato a casa dal servizio volontario nel Btg. CC.NN dell'Istria dopo l'8 settembre '43. Deportato in prigionia a Pisino, la sua salma fu esumata dalla foiba di Vines e riconosciuta dal parente Mario Moratto e da altri paesani. Un amico comunista lo aveva consigliato di andar via, ma Marco non volle. La moglie ricordava che quando, assieme alla madre, cercava di dissuaderlo da arruolarsi volontario rispose: «tasi Maria, se ti xe una vera italiana no ti devi dirme cussi». Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

4) BERNARDON Fortunato fratello di Mario commerciate di ferramenta.  di anni 47 - negoziante anche in armi e munizioni fu Secondo e fu Lucia Viezzoli nato a Parenzo il 17 agosto 1896 ex combattente nella guerra 1915-1918. Catturato il 20 settembre 1943 alle ore 21- prima retata - a Parenzo nella sua abitazione di Piazza Garibaldi, da individui che in quel tempo d’occupazione titina avevano, si suppone, incarichi di polizia politica. Sono entrati in casa con la scusa di qualche delucidazione senza importanza. La salma è stata esumata a Vines circa il 20 ottobre ed è stata riconosciuta dalla cognata Amelia Sferco, che, dopo molte difficoltà, ottenne il permesso di frugare nelle tasche dei calzoni di una delle vittime, ove trovò una lettera scrittagli dalla moglie al carcere di Pisino. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

5) BERNARDON Mario fratello di Fortunato. di anni 44 – droghiere fu Secondo e fu Lucia Viezzoli nato a Parenzo nel 1899 ex combattente nella guerra 1915-1918. Catturato da sconosciuti a Parenzo nella sua abitazione di via Tartini, la notte tra il 20 e il 21 settembre 1943. Nulla si è saputo della sua sorte. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

6) BIAGINI Giacomo di anni 50 - impiegato di banca fu Giuseppe nato a Parenzo nel 1893. Deportato nel settembre 1943; la sua salma è stata esumata dalla foiba di Vines nell'ottobre 1943. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

7) BON Luigi di anni 41 - bigliettaio autocorriere I.N.T. fu Pietro e fu Maria Buljovaz nato a Parenzo il 30 agosto 1902. Catturato il 20 settembre 1943 di notte, da ignoti, nella sua abitazione di Piazza Vittorio Emanuele III. La sua salma è stata esumata dalla foiba, di Vines il 5 ottobre 1943 ed è stata riconosciuta dalla moglie Maria Ghersinich. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

8) BRONZINI Umberto di anni 45 – geometra di Antonio e di Domenica Salata nato ad Orsera il 26 marzo 1898 ex combattente nella guerra 1915-1918. Catturato a Parenzo nella propria abitazione di Via Carducci, nell'ottobre 1943 dalle bande di Tito. La sua salma, esumata dalla foiba di Vines, è stata riconosciuta dai fratelli, perché era intatta. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

9) BRONZINI Vittorio di anni 34 - invalido civile di Antonio e di Domenica Salata nato a Parenzo il 10 ottobre 1909 Catturato nella sua abitazione di Parenzo di Via Kandler 5 nell'ottobre 1943 dalle bande di Tito. La sua salma è stata esumata dalla foiba di Vines e riconosciuta dai fratelli per la mulilazione delle braccia. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

10) CALLEGARI Virginio. Agricoltore. di anni 62 - laureato, possidente fu Giuseppe e fu Augusta Zudenigo nato a Parenzo il 26 agosto 1881. Prelevato da partigiani jugoslavi il 1° ottobre 1943 a Spada nella sua casa di campagna all'ora di pranzo, con la scusa di recarsi assieme a loro al comando per informazioni. Non fece più ritorno. Infoibato a Villa Surani la notte tra il 4 e il 5 ottobre 1943. La sua salma fu esumata dopo quasi due mesi e riconosciuta dal cognato Guido Vitali dagli indumenti e da oggetti personali. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

11) CANDUSSIO FAUSTA di anni 24 - insegnante elementare di Vincenzo e di Egidia Petronio nata a Trieste il 21 febbraio 1921. La famiglia aveva abitato a Parenzo, ove il padre era comandante di porto. Fausta aveva studiato presso il locale R. Istituto Magistrale. Nel 1945 era impiegata presso l'O.N.B. di Umago. Nel maggio 1945 si riuniva alla sorella Gemma sfollata a Sant'Antonio di Fiumicello. Il mattino del 19 maggio partigiani dei G.A.P. la prelevarono da casa per interrogarla a Fiumicello e poi la fecero accompagnare da un certo «Ego» umaghese al comando G.A.P. di Monfalcone da dove tra il 20 e il 21 maggio veniva deportata per ignota destinazione. Ogni ricerca fu vana, ma alla fine del 1945 un appello-stampa otteneva una risposta anonima che informava di sospendere le pericolose ricerche e che la deportata era stata giustiziata in una cava di pietra di Aurisina.

12) CASTRO Francesco. Militare. di anni 33 – farmacista, fu Ettore e di Alice de Nordis di Dernazacco nato a Parenzo il 4 agosto 1910. Catturato a Parenzo nella sua abitazione di Piazza Garibaldi dal parentino comunista Bernobich, con la scusa di dover acquistare dei medicinali. Al momento della cattura era richiamato alle armi come Capitano farmacista di complemento, in forza alla G.A.F. presso l'infermeria settoriale di Clana ed era a casa per i fatti conseguenti all'armistizio dell'8 settembre 1943. Mai saputo niente sulla sua fine. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

13) CHERSI Giusto, panettiere. Fratello di Mario di anni 41, fu Francesco e fu Lucia Bernardi, nato a Parenzo. Pochi giorni dopo l'8 settembre 1943 venne catturato a Parenzo da partigiani del posto. La sua salma è stata esumata dalla foiba di Vines circa il 5 ottobre 1943 ed è stata riconosciuta da Bruno Sossi dai vestiti. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

14) CHERSI Mario fratello di Giusto. Panettiere, fu Francesco e fu Lucia Bernardi, nato a Parenzo. Pochi giorni dopo 1'8 settembre 1943 venne catturato a Torre da partigiani del posto. La sua salma è stata esumata dalla foiba di Vines verso il 5 ottobre 1943 ed è stata riconosciuta da Bruno Sossi dai vestiti. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

15) CHIARANDINI Giuseppe, «Bepi Pàcle» militare. di anni 41 - negoziante in frutta e verdura, fu Giacomo e di Maria Ladavaz nato a Parenzo il 3 marzo 1902. Catturato a Parenzo nella sua abitazione di Via Eufrasio 2, nel settembre 1943, con inganno teso da partigiani di Tito. La salma, esumata nell'ottobre '43 dalla foiba di Vines, è stata riconosciuta a Pisino dal cognato Antonio Dapretto dai caratteristici capelli Bianchi sulla nuca. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

16) CITTAR Silvia, sorella di Silvio. Casalinga impegnata nella lotta anticomunista. La madre la salvò più volte nascondendola in una botte. Quando il nascondersi diventò difficile cercò di riparare in un’altra regione italiana ma da allora non si seppe più nulla di lei. Scomparsa nel 1944.

17) CITTAR Silvio fratello di Silvia. Militare. Impegnato nella lotta anticomunista. Non si conosce la sua fine e scomparve nel 1944.

18) CLEVA Giovanni,  (Gianni) maestro elementare. Militare. di anni 48 - impiegato comunale, fu Vigilio e di Maria Belletti nato a Parenzo il 5 agosto 1895. Tenente di complemento richiamato e in forza alla 134-ma Comp. Lavoratori, giunto a casa in seguito all'armistizio dell'8 settembre 1943. Catturato nella sua abitazione in piazza Cimare alle ore 21 del 20. IX, da due «cricchi» accompagnati sino al portone di casa da un vicino. È stato assassinato con colpo alla nuca la notte del ¾ ottobre '43. La salma è stata esumata il 24 - 25 ottobre dalla foiba di Vines ed i funerali hanno avuto luogo il 28 ottobre. La salma è stata trovata dal cognato Giacomo Biagini e riconosciuta dalla moglie Lina Biagini, da brandelli del maglione di lana che lei stessa gli aveva confezionato. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

19) COVACCI ANGELO «Mario de la Tapa» di anni 32 – esercente, fu Giuseppina nato a Parenzo l'8 marzo 1913. Aveva prestato servizio militare nella Repubblica di Salò. Nel maggio 1945 alla fine della guerra si era fermato a Trieste ed alloggiava in Piazza Cavana presso una conoscente, certa «Maria istriana». Fu lei, con la complicità del parentino comunista detto «Undisin», a farlo catturare da agenti della «guardia del popolo». Fu carcerato e poi deportato ad Albona, dove si sono perdute le sue tracce. Altri testimoniano che: COVACCI Mario detto "Mario della Tappa" dopo essere stato  catturato nel maggio 1945 lungo la strada Trieste Capodistria fu costretto a percorrere a piedi la strada  fino a Parenzo dove assieme ad altri sventurati fu trattenuto per alcuni giorni in una pineta vicino al macello comunale dove venne duramente maltrattato, umiliato, percosso e quasi linciato.

20) COVACCI Michele catturato nel maggio 1945 di anni 46 – bracciante, fu Pietro e fu Andreanna Cudovich nato a Parenzo il 19 febbraio 1899. Lavorava al Cantiere S. Marco di Trieste ed è stato catturato e deportato dagli slavi durante i 45 giorni di occupazione delle bande di Tito (1 maggio 1945 - 15 giugno 1945). Niente si è saputo della sua sorte.

21) CRAGNO Leone, militare. di anni 34 – insegnante, fu Pierantonio e fu Luigia Cessar nato a Parenzo il 10 gennaio 1909. Catturato da tanti uomini armati italiani e slavi, tutti sconosciuti, alle ore 20 circa del 21 settembre 1943 nella sua abitazione a Parenzo in via Albertini 10. Sono entrati di prepotenza dicendo che dovevano controllare se c'erano armi. Non avendo trovato nulla lo invitarono a seguirli in (caserma per firmare il verbale di constatazione. Non tornò più a casa. Da Vines a tutte le altre foibe dove recuperavano salme, la sorella Margherita ha cercato invano i poveri resti. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

22) CULOT Oliviero scomparso nel 1944

23) CUMAR Giordano, militare. Catturato nel maggio 1945, di anni 23 - volontario R. Marina Militare, fu Enrico e di Maria Bazzara nato a Parenzo il 4 agosto 1922. Durante la guerra in mare si era salvato da un siluramento e ne subiva un secondo a bordo dell'incrociatore «Attendolo». Dopo l'8 settembre 1943 era tornato a Parenzo e lavorava con il fratello Giuseppe in un magazzino di generi alimentari. Reclutato dal comando tedesco nelle Landschutz, durante un addestramento a «Riveta» veniva gravemente ferito per un bombardamento aereo e veniva ricoverato all'ospedale militare di Trieste e poi a Gorizia. Nel maggio 1945 era in via di guarigione quando le bande partigiane jugoslave occuparono Gorizia e deportarono tutti i ricoverati per ignota destinazione. Di lui non si ebbero più notizie.

24) DAPRETTO Giorgio, militare volontario, di anni 51 – orefice, fu Angelo e fu Maria Draghicchio nato a Parenzo il 14 maggio 1892. Volontario irredento nella guerra 1915-1918. Era caporale maggiore richiamato nella 11° Leg. M.A.C.A. ed era venuto a casa in licenza. Fu catturato nel settembre '43 nella sua abitazione di Calle della Peschiera, di notte, da sconosciuti. La sua salma fu esumata dalla foiba di Surani nel dicembre '43 e riconosciuta da familiari. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

25) DECANEVA Giovanni Battista, di anni 37 - milite forestale. Deportato nel settembre 1943. La sua salma è stata esumata dalla foiba di Surani nel dicembre 1943. Guardia Forestale. Non nativo istriano. La moglie con i figli Diego e Diana pare che ripararono esuli nelle Marche.

26) DECASTELLO Gaetano. Possidente. Deportato nel settembre 1943. Senza ritorno. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

27) DECONI Antonio, di anni 39 - operatore antimalarico.Di fu Luca e di Marina Decovich nato a Villanova di Parenzo Villa Ghedda  il 21-11-1906 sposato con Maria Angela Ziza. Collaboratore antimalarico del dott. Donanberger. Operò nei territori di Visinada, Visignano, San Lorenzo del Pasenatico ed Orsera, meritandosi il soprannome di «Toni ciapamosche». Il figlio dott. Guido ci ha scritto di Lui: «Canale d'Isonzo fu la sua ultima residenza dove è stato trucidato dai titini nel 1945». Fu catturato nel maggio 1945 a Canale d’Isonzo (GO)

28) DECOVICH Giovanna «Giovanna dell’armeron» di anni 38 – casalinga fu Antonio e di Rosa Rados nata a Baratto di Visignano nel 1907. fu arrestata dall’OZNa nel luglio 1945 rea di essere stata la convivente di Covacci Mario detto "della Tappa", e deportata. Non si hanno notizie. Data anche come  RADOS Giovanni/a.

29) DELLAPICCA Giovanna «Giovanina Trotolo», sorella di Teresa, di anni 46 – bidella, fu Pietro e fu Francesca Coslovich nata a Parenzo. Il 20 settembre 1943 si trovava nella sua abitazione di Piazza Marafor assieme alla sorella Teresa in Paoletti e al cognato Antonio Paoletti e venivano catturati tutti dai titini, tra i quali vi erano dei paesani a loro noti. La salma è stata esumata dalla foiba di Vines nell'ottobre 1943 ed è stata riconosciuta dal nipote Ricciotti Paoletti da brandelli del vestiario. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

30) DELLAPICCA PAOLETTI Teresa (detta Garibaldina) sorella di Giovanna e moglie di Paoletti Aldo, di anni 54 – casalinga, fu Pietro e fu Francesca Coslovich nata a Parenzo il 20 settembre 1889. Catturata a casa della sorella Giovanna in piazza Marafor il 20 settembre 1943 assieme al marito Antonio Paoletti da titini e paesani. La sua salma è stata esumata dalla foiba di Vines nell'ottobre 1943 ed è stata riconosciuta dal figlio Ricciotti da brandelli di vestiario. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

31) DEPASE Domenico «Menego Fassina», di anni 52 – pescatore, fu Pietro e fu Anna Cerneca, nato a Parenzo il 1 giugno 1891. Nel settembre 1943 è stato catturato da sconosciuti nella propria abitazione di Piazza Marafor n. 1, mentre stava riposando nell'ora del tramonto. La salma è stata esumata dalla foiba di Vines nell'ottobre 1943 ed è stata riconosciuta dal fratello Antonio, che aveva notato, stretto nella mano, un biglietto scrittogli dalla figlia Imperia quando era tenuto in prigionia a Pisino. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

32) DOMENICONI Vincenzo. Militare. di anni 52 – bidello, fu Sante e fu Rosa Galani, nato a Roncofreddo (Forlì) il 5 ottobre 1891.Combattente decorato al Valore Militare nella guerra 1915-1918. Aiutante di Battaglia richiamato nella M.V.S.N., giunto a casa per i fatti conseguenti all'armistizio dell'8 settembre 1943. È stato catturato verso mezzanotte del 1 ottobre '43 nella propria abitazione a Parenzo, Piazza Amoroso n. 4, da militari e borghesi slavo comunisti. La salma è stata esumata dalla foiba di Surani verso la metà di dicembre 1943 ed è stata riconosciuta dal suocero Marco Jurcovich e dalla cugina Attilia Jurcovich dagli abiti che indossava al momento della cattura. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

33) DRAGHICCHIO Silvio «Stroncon», di anni 46 - addetto alla pesa pubblica, fu Sebastiano e fu Giuseppina Dobrovich, nato a Parenzo il 20 luglio 1897. È stato catturato il 15 settembre 1943 da partigiani titini, mentre era a letto febbricitante nella sua abitazione di Piazza Cimare. La sua salma è stata esumata dalla foiba di Vines tra il 4 ed il 5 ottobre 1943 ed è stata riconosciuta dalla moglie Angela Dapretto dalla fede nuziale che portava al dito e sulla quale era inciso il nome e la data del loro matrimonio. Era cognato di Giorgio Dapretto. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

34) FARINATI Antonio, finanziere. Non nativo istriano. Fu catturato a Gorizia e scomparso. Maresciallo della R. Guardia di Finanza. Deportato nel settembre 1943; la sua salma è stata esumata dalla foiba di Vines nell'ottobre 1943.

35) GALLI Benedetto, chiamato Benito e detto "Beno" di anni 42 – falegname, di Domenico e fu Maria Marelli, nato a Parenzo il 12 febbraio 1901. Catturato a Parenzo nella propria abitazione di Via Carducci la sera del 21 settembre 1943 da un gruppo di quattro armati, che lo invitavano a seguirli al comando per essere interrogato. Chiuso nella caserma ex carabinieri insieme ad un altro gruppo di persone, fu trasportato la mattina dopo a Pisino con una corriera. Non essendoci posto furono portati a Mompaderno nella caserma dei carabinieri, dove li visitò il vescovo Radossi. Poi furono trasportati nel castello di Pisino e da qui il 4 ottobre con una corriera alla volta della foiba di Rozzo, non esplorata. Era cognato di Giovanni Gueli.  Secondo la madre al suo arresto partecipò un certo "Emilio Uliani".

36) GIORIO Guido di Parenzo arrestato nel maggio 1945, di anni 31 – operaio, di Guglielmo e di Maria Tuntar, nato a Parenzo il 3 maggio 1914. Dal gennaio 1944 al maggio 1945 aveva prestato servizio nella Polizia Ausiliaria Civile a Trieste. Il 10 maggio 1945 sicuro del suo comportamento morale e civile del servizio prestato, ritornava a piedi, date le difficoltà dei trasporti, a Parenzo, ove era atteso dalla moglie e dai tre bambini, che si trovavano in disagiate condizioni economiche. Il 25 maggio 1945 in Piazza Marafor veniva avvicinato da due guardie popolari armate a lui sconosciute – probabilmente inviate da un parentino - che gli intimarono di seguirli sino in casema ex Finanza. Da allora nulla si è saputo della sua sorte.

37) GIOSEFFI Ferdinando «Nandin», di anni 22 – falegname, di Ferdinando e di Lucia Tamburin, nato a Parenzo il 3 aprile 1923. Era marinaio della Regia Marina in servizio di leva a Pola, ed era tornato a casa per l'armistizio dell'8 settembre 1943. La sera del 7 giugno 1945 è stato catturato nella sua abitazione a Parenzo in Via de Franceschi 11 da quattro individui armati di pistola che parlavano il dialetto dell'interno (verso Monghebbo). Mai più saputo nulla da allora. Assieme a lui sono stati deportati Vittorio Riosa, Vittorio Toso e Guido Giorio.

38) GREGO Carlo. di anni 41 - Direttore Cassa Rurale, fu Giovanni e fu Teresa Draghicchio, nato a Parenzo il 9 marzo 1902. È stato catturato nella sua abitazione di Via Cavour la notte del 20 settembre 1943, dal parentino Bernobich, che era entrato in casa armato. Nulla si è saputo della sua sorte. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

39) GRIPARI Domenico, di Parenzo scomparso nel 1944

40) GUELI Giovanni, maestro elementare, di anni 53 – insegnante, fu Giuseppe e fu Giuseppina Aronica, nato a Raffadali (AG) il 10 marzo 1890. Combattente nella guerra 1915-1918. Capitano di fanteria richiamato e in servizio presso il Comando Tappa di Fiume, giunto a casa in via dell'Acquedotto 8 per i fatti conseguenti l'armistizio 8 settembre 1943, fu catturato la stessa sera alle ore 21.00 che stava dormendo da cinque armati con mitra tra i quali erano i parentini Bernobich, Guetti, Bazzara e il figlio della «buta carte» di Madonna del monte. Uno di questi si fece accompagnare in soffitta dalla figlia Isa per cercare armi e divise. La salma è stata esumata dalla foiba di Villa Surani nel dicembre 1943 e riconosciuta da varie persone dagli abiti e dai capelli. Era cognato di Beno Galli. Nel gruppo dei partigiani che avevano provveduto all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

41) LUPI Aldo di Parenzo, fratello di Esperia. Scomparso nel 1944.

42) MACHIN Giusto, di anni 45 – commerciante,. fu Cristoforo e fu Maria Sartoretto, nato a Torre (Parenzo) il 6 gennaio 1898. È stato catturato da partigiani italo-slavi la sera di un giorno di fine settembre a Parenzo nel suo magazzino sito in Via Kandler, durante una riunione di lavoro. La sua salma è stata esumata dalla foiba di Vines il 4 ottobre 1943 ed è stata riconosciuta dalla moglie Redenta Rocco dagli abiti e da un segno particolare. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

43) de MANZOLINI Armando. Militare volontario, impiegato INAM. Volontario irredento nella guerra 1915-1918. Deportato nel settembre 1943. Senza ritorno. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

44) MAURI Mario, militare, di anni 30 - milite ferroviario, fu Francesco e fu Maria Travan nato a Parenzo il 25 febbraio 1915. Era in distaccamento a Opicina Campagna (TS) per scorta convogli ferroviari. È stato catturato nel maggio 1945 al bagno Ausonia di Trieste da partigiani locali e deportato per ignota destinazione. Nota: faceva parte della squadra di atletica della Milizia Ferroviaria del Compartimento di Trieste.

45) MAZZONI Leopoldo, un militare dei R. Esercito Italiano. Catturato a Trieste. Deportato nel settembre 1943. Senza ritorno. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

46) MECHIS Ada da Parenzo di anni 40 insegnante elementare. Insegnava a Castellier di Visinada. Scomparve nel 1943. Senza ritorno.

47) MENGAZIOL Matteo, di Parenzo. Scomparve nel 1944.

48) MENGAZIOL Michele «Celin», di anni 51 - custode dell'Istituto Agrario Provinciale e insegnante pratica di agraria, di fu Domenico e fu Teresa Sglabich, nato a Parenzo l'11 novembre 1892. Era ritornato a casa dopo l'8 settembre 1943 da Muggia (TS), ove prestava servizio presso quel distaccamento della M.V.S.N. quale caporale maggiore richiamato. La sera del 20 settembre 1943 veniva catturato da persone che parlavano italiano, entrate nella sua abitazione di servizio. La salma è stata esumata dalla foiba di Vines il 24 o 25 ottobre 1943 ed è stata riconosciuta dalla moglie Angela Biasi da indumenti personali. Scomparve nel 1943. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

49) MONFALCON Valerio,   di anni 41 - Cooperativa alimentare Soc. Miniere Arsia, fu Ernesto e di Paola Draghicchio, nato a Parenzo il 27 febbraio 1901. Volontario irredento nella guerra 1915-1918. Legionario fiumano. Richiamato nel luglio 1943 era fante a Fiume. Dopo l'8 settembre 1943 si avviò a piedi per raggiungere Arsia: «...ignorava che ormai la bestialità s'era scatenata in Istria, e l'essere italiano era diventata una colpa; pensava soltanto a riabbracciare la mamma. Ma giunto a Barbana, si trovò improvvisamente in mezzo ad un'orda infuriata di croati. Circondato, percosso venne posto al muro e lapidato a furia di sassi... Lo ritrovarono privo del capo nella foiba Paion. Così morì Valerio, mentre il cielo dell'Istria si oscurava sotto i nembi della nuova "libertà". (da «La porta orientale" di F. Pagnacco)

50) MONFARDIN Anna di Martino e di Eufemia Cringa. Casalinga. Di Villa Strani di Parenzo. Scomparve nel 1944. Legata con il filo di ferro assieme al padre furono annegati nel mare che dopo qualche tempo restituì le salme parzialmente divorate dai granchi ma fu perfettamente riconoscibile dalla madre.

51) MONFARDIN Martino, Di Villa Strani di Parenzo. Contadino, Coniugato con Eufemia Cringa. Scomparve nel 1944. Legato con il filo di ferro assieme alla figlia Anna furono annegati nel mare che dopo qualche tempo restituì le salme parzialmente divorate dai granchi ma fu perfettamente riconoscibile dalla moglie.

52) MONFARDIN Piero di Martino e di Eufemia Cringa. Contadino. Assieme alla madre avevano optato per venire in Italia ma le opzioni vennero loro sempre negate e respinte. Protestò duramente per tale ingiustizia che fu arrestato più volte e malmenato duramente. Sconfortato si è suicidato lanciandosi da una finestra della sua abitazione. Come dura opposizione ebbe quella di Janco capo comunista della zona. Figlio di Marco Turco.

53) MORATTO Mario da Parenzo. Scomparso nel 1944.

54) PAOLETTI Aldo di Parenzo coniugato con Della Picca Teresa infoibato nel settembre 1943

55) PAOLETTI Antonio, di anni 56 - commerciante ingrosso, fu Daniele e fu Antonia Marelli, nato a Parenzo nell'anno 1887. Catturato la sera del 20 settembre 1943 da un gruppo di titini tra i quali vi erano dei paesani a lui noti, nell'abitazione della cognata Giovanna in Piazza Marafor, dove si trovava assieme alla di lei sorella Teresa, sua moglie. Sono stati deportati tutti insieme, ma la sua salma non è stata ritrovata. Quelle delle donne furono estratte dalla foiba di Vines. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

56) PARISSE Giuseppe da Parenzo. Commerciante. Deportato nel 1945. Senza ritorno.

57) PATELLI Umberto, di anni 44 - impiegato ex G.I.L di Francesco e di Renilde Graf nato a Visinada il 2 giugno 1899 residente a Pola, in Via Jacopo da Pola, 1 Il mattino dell'8 settembre 1943 veniva fermato all'imbarco del piroscafo che da Parenzo andava a Pola, da armati che parlavano italiano e che lo invitavano a seguirli al loro comando per porre un timbro sulle sue carte. Da allora non si ebbero più sue notizie. Nelle lunghe ricerche, da frammenti di racconti, si è venuti a sapere che da Parenzo era stato portato al castello di Pisino e da lì prelevato per località ignota, dove fu torturato e ucciso fra il 12 e il 14 settembre 1943. Nnel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

58) PATTI Egidio «detto Galliano» di anni 49 – falegname, di fu Francesco Opatich e fu Giacomina de Filippini. Nato a Parenzo il 4 agosto 1896. Il 6 maggio 1945 alle ore 10 veniva catturato a Trieste nella sua abitazione di Viale XX Settembre, da partigiani di Villa Opicina. Era convalescente per ferite riportate nel bombardamento aereo del 7 febbraio 1945. Fino al 9 maggio fu trattenuto nella caserma di Roiano, poi condotto a Villa Boschian di Opicina. La notte del 24 maggio degli armati lo portarono via. Gli stessi uomini ritornarono dopo un'ora; da ciò si presume che la foiba n. 149 di Monrupino sia la sua tomba.

59) PETRACCHI Torquato, di anni 49 - maresciallo carabinieri, di fu Egidio e fu Cherubina Raffaelli nato a Tizzana (Pistoia) nel 1894. Motivazione Medaglia Argento V.M. (memoria) «Sottufficiale di profondi sentimenti patriottici catturato in occasione di grave sconvolgimento nazionale in zona aspramente contesa, solo perché strenuo assertore e difensore della sua italianità, mantenne in ogni circostanza contegno fiero ed altero sopportando con stoica e serena fermezza intimazioni, minacce e inaudite sevizie. Legato ai polsi con filo di ferro spinato e fatto precipitare in una foiba dai feroci aggressori, suggellò con la morte, al grido di «Viva l’Italia» la sua inestinguibile fede nei destini della Patria e il suo attaccamento alla nobile tradizione Dell’Arma. «Parenzo - Antignana (Pola) 8 settembre 1943 Legione Trieste - Decr. Pres. 2 marzo 1954. B.U. 1954, disp. 18° pag. 1390». La salma è stata recuperata dalla foiba di Villa Surani l'11/12 dicembre 1943. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

60) POLI Luigi di anni 28 - impiegato all'ufficio del dazio a Parenzo. Di fu Antonio e di Antonia Benigni nato a Capodistria il 24 febbraio 1914. Il 3 ottobre 1943 alle 7.30 quattro sicari armati guidati da Bernobich, oriundo slavo, comunista bracciante all'Istituto agrario di Parenzo, si presentarono alla sua abitazione per prelevarlo, non avendolo trovato perché si era recato a pesca, lo catturarono un'ora più tardi al porto, dicendo che il capo voleva parlargli. Domenica 4 ottobre alle 22 l'ultima corriera rimasta passo dalle rive con i vetri schermati. In seguito dal nipote del Sindaco di Orsera, Apollonio, ritrovato con il Poli, i familiari vennero a sapere che gli arrestati vennero portati ad Antignana, a Villa Surani e chi vivo, chi pugnalato, furono gettati nella foiba nelle notti tra il 4 e il 5 ottobre 1943. I poveri resti, recuperati l'11/12 dicembre dalla squadra del Maresciallo dei pompieri di Pola medaglia d’oro al valore civile, furono riconosciuti dalla mamma, Antonia Benigni, cui era già morto un figlio Franco Poli, ufficiale di Marina. La salma è stata esumata a Capodistria e riposa oggi nella tomba di famiglia a Trieste. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

61) PRIVILEGGI Carlo Alberto di anni 49 - ingegnere navale. Professionista di Giuseppe e di Maria Clarici nato a Parenzo il 30 novembre 1894 Nel settembre 1943 è stato catturato all'albergo Riviera di Parenzo, ove temporaneamente era alloggiato, da paesani. La sua salma è stata esumata dalla foiba di Vines nell'ottobre 1943 ed è stata riconosciuta dal fratello Gino in base a oggetti personali. Nnel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

62) PRIVILEGGI IGINIO «Gino» di anni 24 - insegnante elementare di Giusto e di Maria Grubissa nato a Parenzo il 20 febbraio 1921. Era sottotenente di complemento dell'Esercito Italiano in servizio. Il 29 maggio 1945 è stato visto dai suoi cari per l'ultima volta: verso le ore 11 un triste drappello con le mani dietro la schiena legate con filo di ferro veniva lentamente fatto passare per la Piazza «fuori le porte». Veniva condotto verso un terrificante ignoto, solo colpevole di essere italiano e di aver difeso la terra ove era nato.

63) RADICCHIO Giulio da Parenzo scomparso nel 1944.

64) RIOSA Vittorio jun. di anni 23 - studente facoltà agraria. Di Vittorio e di Maria Sbisà nato a Parenzo l'11 giugno 1922. Una notte del mese di maggio 1945 veniva catturato a Parenzo da slavi armati dell’OZNa 1945 e scomparve, fu deportato assieme ad altri per ignota destinazione. La sua mamma ha girato con ogni mezzo in lungo e in largo l'Istria in cerca della sua tomba. Una notizia risalente a molti anni dopo informava che, mentre credeva di essere rilasciato e assieme ad altri istriani si avviava verso la libertà, veniva fucilato alla schiena in una località sconosciuta.

65) RIOSA Vittorio sen. Commerciante. Deportato nel settembre 1943. Senza ritorno. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

66) ROCCO Manlio, di anni 53 – commerciante. Fu Egidio e fu Antonia Mestre, nato a Parenzo il 18 marzo 1890 Catturato da partigiani iugoslavi entrati con inganno nella sua abitazione a Parenzo in Via Sereno Polesini. La salma è stata esumata dalla foiba di Vines il 3 ottobre 1943 e riconosciuta dai nipoti da brandelli del vestito. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

67) ROCCO UMBERTO, di anni 63 – commerciante. Fu Egidio e fu Antonia Mestre, nato a Parenzo il 21 novembre 1880. Catturato nella sua casa di Parenzo in Piazza Garibaldi, da partigiani jugoslavi entrati con la scusa di dover fare una firma. La salma è stata esumata dalla foiba di Vines il 3 ottobre 1943 e riconosciuta dai nipoti per la cicatrice di una recente operazione a una gamba. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

68) RODELLA Giovanni, di anni 63 - impiegato pensionato. Fu Giovanni Battista e fu Maria Ciani nato a Torre il 17 agosto 1880. Catturato di notte nella sua casa di Via Roma 5, a Parenzo, da partigiani jugoslavi. La salma è stata esumata dalla foiba di Vines il 22-23 ottobre 1943 ed è stata riconosciuta da Beno Ritossa e altri per le caratteristiche della corporatura e della dentatura. Era cognato di Ermanno Beltramini, anche lui infoibato. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

69) SANDRI NICOLÒ di anni 34 - insegnante elementare. Fu Nicolò e fu Francesca Monfalcon nato a Parenzo il 17 marzo 1911. Ufficiale di complemento, partecipò alla campagna dell'Africa Orientale e al secondo conflitto mondiale sul fronte greco albanese. Sorpreso dall'armistizio mentre si trovava a Parenzo in licenza ordinaria si prodigò assumendo incarichi gravosi e rischiosi per soccorrere chi era in pericolo e per difendere l'italianità della sua città. Arrestato verso la fine di maggio e i primi di giugno 1945 di lui non si ebbero più notizie.

70) SIGNORINI Vittorio, di anni 39 - cassiere esattoria comunale fu Antonio e fu Mattea Della Picca nato a Parenzo il 20 ottobre 1904. Il 21 settembre 1943 alle ore 21 fu catturato nella propria abitazione di Via Roma 20, da partigiani slavi. La salma fu esumata dalla foiba di Vines e riconosciuta dalla moglie Elisabetta Coceancig dai vestiti e dalla tabacchiera d'argento schiacciata, in una delle tasche degli abiti. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

71) SIVILOTTI Adelchi,   direttore del Consorzio agrario. Deportato nel settembre 1943. Senza ritorno. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

72) TAMI Nicolò, di anni 50 - negoziante in calzature fu Antonio e fu Luigia Burlini, nato a Parenzo il 20 aprile 1893. Fu catturato nella sua abitazione di Via Varnerio Gillaco 5, il giorno 21 settembre 1943 alle ore 21.30 durante la cena, da tre armati (uno era Gaspero Zicovich) che lo invitarono a seguirli alla ex caserma dei carabinieri per una firma. Nella stessa notte inizia la sua via crucis: con una corriera viene trasferito a Mompaderno e poi nel castello di Pisino e da qui, con la corriera della morte, alla volta della foiba di Vines. Esumata la salma viene riconosciuta dalla moglie in base ai denti e ad indumenti di biancheria intima. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

73) TOSO Vittorio, di anni 37 - autista autocorriere dell'Ist. Naz. Trasporti. Fu Pietro e fu Annamaria Draghicchio nato a Parenzo il 5 settembre 1908. Richiamato quale sergente maggiore assegnato alla Compagnia Autonoma del 5° Autocentro, era ritornato a casa dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 ed aveva ripreso il suo lavoro all'ist. Naz. Trasporti. Il 7 maggio 1945 (di giorno) veniva catturato nella sua abitazione sita in Via della Palestra da partigiani slavi armati e portato nelle carceri di Rovigno e poi in quelle di Albona, dove fu deportato per ignota destinazione. Nulla si è saputo della sua sorte.

74) TIVAN Rodolfo era proveniente della Carnia. Abitava a Mompaderno. Era coniugato con Anna Zicovich sorella di Gaspero. Produceva coperte e tessuti di lana e feltro (sukno), assieme al padre su degli antichi telai manovrati manualmente. Alla fine del 1942, quando iniziarono a prendere attività le formazioni partigiane filoslave lui si oppose duramente nel non voler partecipare. Fu fatto sparire. È stato con ogni probabilità la prima vittima del comunismo filoslavo nel comune di Parenzo.

75) TODARO Giuseppe di Parenzo scomparso nel 1944.

76) VALENTI GIACOMO «Vadagna» di anni 38 - meccanico navale, fu Giacomo e fu Anna Mattes, nato a Parenzo il 28 ottobre 1906. Verso le ore 13 del 28 settembre 1944 mentre usciva dalla sua abitazione, sita a Monfalcone in Via C. Cosulich n 9, per recarsi al Cantiere navale, veniva fermato da partigiani della G.A.P. Non essendo tornato a casa alla fine del turno di lavoro, la moglie andava a chiedere notizie al cantiere, dove veniva a sapere che era uscito un sommergibile per prove in mare, con maestranze a bordo. Al rientro dalle prove Giacomo però non risultava esser stato imbarcato. Da allora il sospetto e le tante ricerche senza risposta.

77) de VERGOTTINI Antonio «Tonelo», di anni 39 - possidente terriero fu Tommaso e di Rosa Hrovath nato a Lubiana il 7 luglio 1904. Era podestà di Parenzo. È stato catturato nella sua abitazione di Via della Stazione 7. dopo l'11 settembre 1943, da slavi armati. La moglie, prof. Paola Ventura, raccolse tutte le firme dei suoi contadini che lo stimavano e il Comandante slavo riconoscendolo benefattore e persona onesta promise la sua liberazione per il giorno dopo. Quella notte truppe tedesche raggiungevano Parenzo e gli slavi, prima di ritirarsi, deportarono senza distinzione i loro prigionieri in località diverse di loro dominio ove li massacrarono infoibandoli. Sembra che la sua tomba sia la foiba di Semez vicino a Rozzo. Era cugino di Nicolò, de Vergottini. Nel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

78) de VERGOTTINI Nicolò, possidente terriero. Deportato nel settembre 1943. La sua salma è stata esumata dalla foiba di Vines nell'ottobre 1943. Nnel gruppo dei partigiani che provvidero all’arresto ignaro delle conseguenze figurava anche un certo "Ferro" persona buona e stimata.

79) VARVAR ? di questo martire non si conosce né il cognome né il nome lo indichiamo come VARVAR in quanto risiedeva a Varvari una delle frazioni del Comune di Parenzo. Nel 1944 fu arrestato dei tedeschi e carcerato. Uno dei carcerieri tedeschi per farlo scappare e salvarlo da sicura morte disertò e venne con lui per arruolarsi nelle file partigiane. Il gruppo dei partigiani al quale dovevano associarsi non volle accettarlo. Alle furiose dimostranze del salvato il gruppo dei partigiani decise di liquidare sia lui che il tedesco e dopo averli assassinati nascosero le salme in un mucchio di letame.

80) BRATTOLICH Gaetano fu Pietro e di Zicovich Giovanna (Xanetta) di Villa Cattuni, ragazzo giovane di sentimenti italiani ed anticomunista di famiglia di grandi, temuti e stimati possidenti (Detti i Bolafio). Suoi conoscenti di opposta fede politica e filoslavi lo assassinarono e gettarono il suo corpo in un laghetto di campagna vicino alla Villa facendo finta che si fosse annegato a causa di dissapori famigliari.

ABREGA

81) BELLETTI Antonio, di anni 50 – agricoltore, fu Pietro. Il 12 settembre 1943 nelle ore diurne veniva invitato a presentarsi al comando dei partigiani nella ex caserma dei carabinieri di Torre. Dopo interrogato veniva accompagnato nella sua casa ad Abrega e vigilato a vista da armati. Dopo alcuni giorni veniva rinchiuso nella cantina Braut, poi nel castello Freschi di Torre, poi trasferito alle carceri di Parenzo, da dove veniva deportato al castello di Pisino. Fu caricato sulla seconda corriera «della morte» e non si è conosciuto il luogo del massacro. Il gruppo partigiano che provvide all’arresto era capitanato da Gaspero Zicovich.

82) CODAN Armando, di anni 18 – studente, fu Rodolfo e di Maria Radovini, nato ad Abrega il 18 maggio 1927. Iscritto all'Istituto Texnico Agrario di Parenzo. Il 10 maggio 1945 nel rincasare è stato catturato a Capodistria dal partigiano Nino Stoinich di Val di Torre e imprigionato nel castello di Pisino ove si trovava la sorella Mafalda. La notte del giugno 1945 furono fatti salire su due camion. Al momento della partenza la sorella fu fatta scendere. Il mattino seguente un partigiano veniva a raccontare a Mafalda che tutti erano stati massacrati e gettati in una cava verso Pozzo Littorio. Il suo corpo non è stato trovato. Il padre Rodolfo era stato infoibato nel 1943. Altri testimoni saccontano che fu catturato nel maggio 1945 sulla strada Trieste Capodistria e che fu costretto a percorrere la strada a piedi fino a Parenzo dove assieme ad altri sventurati fu trattenuto per alcuni giorni in una pineta vicino al Macello Comunale dove venne duramente maltrattato, umiliato, percosso e quasi linciato.

83) CODAN Bruno, agricoltore di anni 22 – impiegato, di Tommaso e di Rosina Zuccat, nato a Pola. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 era ritornato a casa da Milano ove prestava servizio militare quale allievo ufficiale di complemento nell'arma di fanteria. La notte stessa del rientro veniva catturato da partigiani slavi.. Il gruppo partigiano che provvide all’arresto era capitanato da Gaspero Zicovich. La sua salma è stata esumata dalla foiba di Vines nell'ottobre 1943 ed è stata riconosciuta dal fratello Nino e dall'amico Mura, che da tempo avevano iniziato le ricerche. Era nipote di Rodolfo Codan.

84) CODAN Michele, agricoltore di anni 45 – e oste, di Antonio e di Lucia Suevi nato ad Abroga il 5 agosto 1898. Il 12 settembre 1943 nelle ore diurne fu invitato a presentarsi al comando partigiano nella caserma ex carabinieri di Torre. Dopo interrogato fu accompagnato a casa e vigilato a vista da armati per alcuni giorni, poi rinchiuso nella cantina Braut, poi nel castello Freschi, poi nelle carceri Parenzo e poi nel castello di Pisino, da dove non si ebbero notizie sulla sua sorte. Il gruppo partigiano che provvide all’arresto era capitanato da Gaspero Zicovich.

85) CODAN Rodolfo, agricoltore di anni 47 – e commerciante, di Antonio e di Lucia Suevi, nato ad Abrega il 20 aprile 1896. Il 12 settembre 1943 nelle ore diurne veniva invitato a presentarsi al comando dei partigiani nella caserma ex carabinieri di Torre. Dopo interrogato veniva accompagnato a casa sua e vigilato a vista da armati per alcuni giorni, poi rinchiuso nella cantina Braut, poi nel castello Freschi poi nelle carceri di Parenzo e infine nel castello di Pisino assieme ad altri parentini. La salma è stata esumata nell'ottobre 1943 dalla foiba di Vines, riconosciuta dal nipote Nino Codan per un anello al dito. Era padre di Arnaldo infoibato nel 1945, fratello di Michele, cognato di Giorgio e Beniamino Radovini infoibati. Il gruppo partigiano che provvide all’arresto era capitanato da Gaspero Zicovich.

TORRE

86) BARONE Giovanni. Deportato nel settembre 1943. Senza ritorno.il gruppo partigiano che provvide all’arresto era capitanato da Gaspero Zicovich.

87) BARONE Romeo di Giovanni e di Barone Maria anche lei trucidata. Deportato nel settembre 1943. Senza ritorno. Il gruppo partigiano che provvide all’arresto era capitanato da Gaspero Zicovich.

88) BELTRAMINI Ermanno di anni 63 - invalido civile, nato a Trieste nel 1880. Amministrava il mulino e frantoio in comproprietà con il cognato Giovanni Rodella infoibato nel 1943. Aveva fondato la banda musicale civica e ne era il sostenitore. Risiedeva a Torre ove è stato catturato di notte da partigiani filo slavi nel settembre 1943. La salma è stata esumata dalla foiba di Vines ma non è stata identificata tra coloro i quali hanno avuto il funerale il 28 ottobre 1943. Il gruppo partigiano che provvide all’arresto era capitanato da Gaspero Zicovich.

89) BERIAVA Antonio. Deportato nel settembre 1943. Senza ritorno. Il gruppo partigiano che provvide all’arresto era capitanato da Gaspero Zicovich.

90) CERNOGORAZ Umberto detto "Berto Tan" madre "Amalia Tan" studiava da autodidatta. Fu assassinato nel 1946 da ……… Mario e dal fratello Dante impiegato all’ufficio postale, e da un altro che morì poco dopo la tragedia. Ma per quanto si dichiararono esecutori del crimine quando furono processati non subirono condanna alcuna. Accusarono la vittima di averli denunciati ai tedeschi che li deportarono in Germania. Dopo essere stato con i propri esecutori del delitto, per tutta la serata ad una festa danzante, credendoli amici, fecero una passeggiata alla periferia di Torre spostandosi lungo la strada per Santa Domenica di Visinada dove fu duramente percosso e lasciato agonizzante con un lastrone di pietra sulla faccia. A forza di scalpitare durante la lunga e dolorosa agonia consumò tutto il cuoio dei talloni delle scarpe fino a lacerare la propria carne.

91) DECLICH Renato. Deportato nel settembre 1943. Senza ritorno. Il gruppo partigiano che provvide all’arresto era capitanato da Gaspero Zicovich.

92) MARAMPON Carlo, di anni 20 – studente, di Giovanni e di Angela Radoicovich, nato Torre il 6 aprile 1925. Il 20 maggio 1945 venne catturato nella sua abitazione sita a Torre 164 e portato nelle carceri di Parenzo. Il 12 giugno 1945 venne trasferito nelle carceri di Pisino ed il 20 giugno 1945 in quelle di Albona. Il 12 agosto 1945 è scomparso e nulla si è saputo di lui.

93) NEFFAT Marco, vigile urbano a Torre di Parenzo. Scomparso nel 1943. La sua salma fu esumata da una cava di bauxite che si trova tra Lindaro e Gallignana. Padre di Renato

94) NEFFAT Mario, di anni 30. Ufficiale del R. Esercito Italiano reduce dalla prigionia in India raggiunse la Famiglia nella natia Torre nel 1945. Dopo breve tempo fu trovato morto sulla sponda del fiume Quieto a Val di Torre con le mani legate con il filo di ferro spinato. (Notizia di una compaesana).

95) NEFFAT Renato, di Marco, figlio del vigile urbano di Torre di Parenzo. Anche lui deportato nel settembre 1943. Senza ritorno. Il gruppo partigiano che provvide all’arresto era capitanato da Gaspero Zicovich.

96) PETRERA Vito, contadino. Di Torre di Parenzo. Deportato nel settembre 1943. Senza ritorno. Il gruppo partigiano che provvide all’arresto era capitanato da Gaspero Zicovich.

97) RADOVINI Antonio. Contadino, di anni 43 - proprietario terriero fu Antonio e fu Maria Valenti nato a Torre il 10 agosto 1900. È stato catturato da paesani armati che parlavano italiano nella sua abitazione di Torre, Via Mundini 21, nel settembre 1943. La sua salma non è stata trovata. Era cugino della moglie di Rodolfo Codan. Il gruppo partigiano che provvide all’arresto era capitanato da Gaspero Zicovich.

98) RADOVINI Beniamino. Contadino. Scomparso nel 1945. di anni 27, di Giorgio e Maria Munda, nato a Torre il 22 febbraio 1916. Era bersagliere richiamato alle armi ed era ritornato a casa da Trieste nel maggio 1945. In luglio veniva portato via da casa sua da partigiani, tra i quali Nino Stoinich di Val di Torre che lo consegnò all'O.Z.N.A. di Albona. Nulla si seppe della sua sorte. Era fratello di Giorgio deportato nel 1943 e cognato di Rodolfo Codan  deportato nel 1943. (O.Z.N.A. - Polizia Politica Slava) (Odjeljenje za Zastitu Naroda).

99) RADOVINI Giorgio. Contadino, di anni 37 – commerciante, di Giorgio e di Maria Munda, nato a Torre il 5 aprile 1906. Il 12 settembre 1943 nelle ore diurne veniva invitato a presentarsi al comando dei partigiani nella ex caserma di Torre. Dopo interrogato veniva accompagnato a casa e vigilato a vista da armati per alcuni giorni, poi rinchiuso nella cantina Braut, poi nel castello Freschi, poi nelle carceri di Parenzo e infine nel castello di Pisino, da dove non si ebbero notizie sulla sua sorte. Era fratello di Beniamino, che sarà deportato nel 1945.Il gruppo partigiano che provvide all’arresto era capitanato da Gaspero Zicovich.

100) SANDRI Antonio. Vinaio e oste. Deportato nel settembre 1943. Senza ritorno. Il gruppo partigiano che provvide all’arresto era capitanato da Gaspero Zicovich.

101) SANDRI Ettore di Torre di Parenzo scomparso nel 1945. Deportato nel 1945. Senza ritorno.

102) SANDRI Giulio. Vinaio, oste e   impiegato postale a Torre. Deportato nel settembre 1943. Senza ritorno. Il gruppo partigiano che provvide all’arresto era capitanato da Gaspero Zicovich.

103) SANDRI Nicolò di Torre di Parenzo scomparso nel 1945

104) VELLONI Marco. Detto Marchetto Taracore. Contadino. Deportato nel settembre 1943. Senza ritorno.Volontario nella guerra d’Africa per poter guadagnare quel tanto che sarebbe bastato per acquistare alla figlia una macchina da cucire e fare di lei una sarta in quanto era seriamente invalida. Il gruppo partigiano che provvide all’arresto era capitanato da Gaspero Zicovich.

VILLANOVA DI PARENZO

105) ALTIN Giuseppe (Bepo) Villanova di Parenzo Villa Ghedda. Deportato nel 1945. Senza ritorno.

106) BARBO Antonio di Villa Ghedda contadino di anni 60 - operatore antimalarico, fu Candido e fu Anna Maria Dell'Oste, nato a Villanova di Parenzo il 3-10-1883. Verso le ore 23 del 26 settembre 1943 veniva catturato nella sua abitazione di Villanova n. 25 da «foresti» e paesani. La sua salma è stata esumata dalla foiba di Surani nel dicembre 1943 e riconosciuta dal figlio Giordano dagli indumenti e dagli occhiali. La sua cattura fu decisa da Matteo Vlassich, i fratelli Ambrosich e Nini Mates.

106) BARBO Candido di Villa Ghedda contadino di anni 41 – cantoniere, fu Pietro nato a Villanova di Parenzo nel 1902. Deportato nel settembre 1943. La sua salma è stata esumata dalla foiba di Villa Surani nel dicembre 1943.  La sua cattura fu decisa da Matteo Vlassich, i fratelli Ambrosich e Nini Mates.

107) BARESE Maria di Villa Cucaz figlia di "Ive Zoto" Casalinga. Nell’ottobre del 1943 fu assassinata nella casa dei loro coloni "Prodan" da un gruppo di comunisti capitanati da uno dei fratelli Ambrosich pare (Nini ?) che per la malformazione di una mano fu soprannominato Cruje. Aveva reagito negativamente quando quei pseudo partigiani ignari delle conseguenze decisero che le avrebbero portato via un paio di buoi. Dopo averla uccisa la portarono nella sua casa che fu incendiata per distruggerne il corpo. Ne seguì una feroce rappresaglia: l’intero gruppo di quei ignari pseudo partigiani (il fior fiore della gioventù locale e dei dintorni)  fu annientata ed i loro nomi (come eroi) sono scolpiti su una lapide nel cimitero di Villanova. Come in tanti altri casi il solo a salvarsi fu il capo del gruppo, l’Ambrosich.

108) BRAICO Antonio finanziere. Deportato nel settembre 1943. Era cugino di Mario Giovanni Braico. Senza ritorno. La sua cattura fu decisa da Matteo Vlassich, i fratelli Ambrosich e Nini Mates.

109) BRAICO Giovanni finanziere. La sua cattura fu decisa da Matteo Vlassich, i fratelli Ambrosich e Nini Mates.

110) BRAICO Mario fabbro e contadino. La sua cattura fu decisa da Matteo Vlassich, i fratelli Ambrosich e Nini Mates.

111)BRAICO Mario Giovanni chiamato «Giovanin» di anni 28 - v. brig. R. Guardia di Finanza di Mare, di Pietro e di Rosa Cussinovich nato a Villanova di Parenzo l’1-3-1915. Dopo l'armistizio era tornato a casa. Il 26 settembre 1943 verso le 23 partigiani locali a lui noti gli intimavano di seguirli al loro comando ex caserma carabinieri, da dove veniva poi condotto alle carceri di Parenzo. Quella notte un autocarro con militari tedeschi, provenienti da Visignano, si era ribaltato sui crocevia. La notizia causò il rapido trasporto dei prigionieri in una stalla nascosta in un bosco. Ai parenti che giorni dopo cercavano da quelle parti, le donne dicevano: «xe inutile che li serché, i li ga portai via sta note, perché le noti passae se li sentiva sigar». La salma è stata esumata dalla foiba di Surani nel dicembre 1943 è stata riconosciuta dalla sorella Genoveffa, da brandelli di stoffa del vestito. Lan sua cattura fu decisa da Matteu Vlassich, i fratelli Ambrosich e Nini Mates.

112) CUCAZ Mario "detto Brighella", carabiniere. Catturato nel 1945 da un certo Radessich. Fu annegato nel fiume Quieto all’altezza di Valle di Torre.

113) DESTALIS Ennio, di anni 24 – agricoltore, di Pietro e di Margherita Berni, nato a Villanova di Parenzo nel 1921. Sarto di Villanova di Parenzo arrestato nel maggio 1945. Deportato. Senza ritorno.

114) DESTALIS Vittorio,di anni 64 – sarto e agricoltore, nato a Villanova di Parenzo. Deportato nel settembre 1943. La salma è stata esumata dalla foiba di Villa Surani nel dicembre 1943. La sua cattura fu decisa da Matteo Vlassich, i fratelli Ambrosich e Nini Mates.

115) GLAVICH ………. Di Natale e di Braicovich Maria giovane contadino di Villa Rossa. Assassinato dallo zio Giovanni Braicovich fratello della madre che viveva a Balzarini. Nel 1945 il ragazzo si era espresso di sentimenti italiani ed anticomunista. Di ciò venne a conoscenza di il temuto delatore dell’OZNa Janco figlio di Marco Turco che accusò dello stesso reato anche lo zio Giovanni. Comunque promise a questi che non lo avrebbe denunciato se dimostrava la propria innocenza uccidendo il nipote. Lo zio scongiurò il ragazzo di scappare perché altrimenti avrebbero ucciso ambedue. Il ragazzo si rifiutò. Lo zio per salvare la propria vita lo uccise. Non ci fu alcun processo.

116) MOMI Antonio, di anni 35 – agricoltore contadino di Matteo e di Nina Stranich (Pochiunca) nato a Villa Stranich di Villanova di Parenzo nel 1908 fratello di Natale e di Giovanni. Deportato nel settembre 1943. Senza ritorno. La sua cattura fu decisa da Matteo Vlassich, i fratelli Ambrosich e Nini Mates. Fu Ucciso anche il fratello Natale.

117) MOMI Natale, Agricoltore contadino, di Matteo e di Nina Stranich (Pochiunca) nato a Villa Stranich di Villanova di Parenzo. Fratello di Antonio e di Giovanni. Deportato nel 1945. Senza ritorno. La madre malediceva pubblicamente coloro che le avevano assassinato i figli ed è stata punita assassinandole anche il più giovane Giovanni. Si ritiene che i responsabili fossero quelli che decisero la liquidazione degli altri due figli e cioè Matteo Vlassich, i fratelli Ambrosich e Nini Mates.

118) MONI Giovanni  «Gianni» di anni 21 – agricoltore contadino, di Matteo e di Nina Stranich (Pochiunca) nato a Villa Stranich di Villanova di Parenzo nel 1924. Fratello di Antonio e Natale. Deportato nel 1945. Senza ritorno.

119) PAOLI Giacomo, di anni 39 - contadino e fabbro, di fu Carlo e fu Annunziata Martini, nato a Villanova di Parenzo nel 1904. Il 26 settembre 1943 di notte veniva prelevato nella sua abitazione presso «el castel dei fabri» da foresti. Il 12 dicembre 1943 la sua salma fu esumata dalla foiba di Villa Surani e riconosciuta dalla cognata Jolanda e dal cognato Destallis per una nota cicatrice e da brandelli del vestiario. La sua cattura fu decisa da Matteo Vlassich, i fratelli Ambrosich e Nini Mates.

120) PAOLI Giuseppe, di anni 44 - fabbro e contadino, fu Carlo e fu Annunziata Martini, nato a Villanova di Parenzo l'11 aprile 1899. Il mattino del 26 settembre '43 veniva invitato da partigiani, presubilmente paesani, che erano entrati nella sua abitazione detta «el castel», a presentarsi al comando di Parenzo assieme al fratello Giacomo. Fu poi trattenuto e assassinato. La sua salma fu esumata dalla foiba di Villa Surani il 12 dicembre 1943 e riconosciuta dalla moglie Jolanda Bercich e dal cognato Bepi dagli indumenti intimi. (Le notizie sono state fornite dalla figlia, a cui sono state tramandate — allora aveva solo quattro anni — per ricordare il padre. Vedi anche lettera). La sua cattura fu decisa da Matteo Vlassich, i fratelli Ambrosich e Nini Mates.

121) VALENTI Maria Concetta,   di anni 46 – casalinga e Massaia Rurale, di fu Martino e fu Anna Decovich nata a Ghedda (Parenzo) l'8-12-1897. Il nipotino di allora racconta: «Avevo sette anni e, proveniente da Pisino ove frequentavo la scuola elementare, mi trovavo in vacanza a Ghedda, nell'abitazione paterna tenuta dalla zia. Ricordo un caldo pomeriggio e delle persone che sono venute in casa: alcuni erano paesani armati e con la bustina dei partigiani con la stella rossa e parlavano in dialetto slavo. Erano cinque e uno conduceva il carretto trainato da due asini. La zia Maria mi fece dei gesti di saluto, dicendo: «Mi raccomando fai il bravo, torno presto». Non l'ho mai più rivista. La salma fu esumata dalla foiba di Villa Surani e riconosciuta dal fratello Amedeo, mio padre».La sua cattura fu decisa da Matteo Vlassich, i fratelli Ambrosich e Nini Mates.

 


ALCUNE LETTERE CHE ACCOMPAGNAVANO I DATI RICHIESTI

...riviveva in me il dramma del tuo martirio, come avvenne la notte del 5 ottobre 1943 sull'orlo della foiba di Surani. Fermo ed eretto il tuo capo bianco, procedevi con altri compagni, quella tragica notte, lungo il percorso dalla stalla adibita ad ultima prigione alla bocca dell'abisso, recitando la tua ultima preghiera; e quando cominciò il massacro, tra le fucilate, le pugnalate e gli urli di terrore dei precipitati vivi nelle profondità della voragine orrenda, gridasti con tutte le tue forze nella cupa notte: — Viva l'Italia! E a quel grido il carnefice, inferocito, ti pugnalò al cuore e ti gettò nell'abisso. Ti trovarono due mesi dopo, sul fondo della foiba a duecento metri di profondità, con le braccia in croce sul petto... n ricordo del marito Amelia Calegari - Milano 15 giugno 1984

                        Dall'opuscolo "ARRIVEDERCI, POVERA ISTRIA MIA!» di Alessio Villamari

*   *    *

Cara Famiglia Parentina,
restituisco il questionario inviatomi, rigurdante la triste sorte toccata a mio fratello dopo il funesto 8 settembre 1943. Approvo la vostra iniziativa, perché troppi italiani, a cominciare dal tanto decantato presidente Pertini, si sono dimenticati della nostra tragedia.

                                                                                         Maria Castro Fiumicello, 10 luglio 1984

*   *    *

Alla Famiglia Parentina di Trieste,
mi scuso per aver tardato tanto nella risposta alle vostre richieste. Devo confessare qualche perplessità iniziale sull'opportunità di rievocare tanto dolore e tanta amarezza in tutti noi che siamo restati a ricordare. Ora, dopo aver tanto sentito parlare in questi giorni di commemorazione ufficiali sui vari «qurantennari della liberazione» trovo giusto che ci sia una voce che si levi anche per il «nostro» doloroso anniversario.

                                                                         Nidia Bernardon Rizzardi Trieste, 13 luglio 1984

*   *    *

Egregio signor Amelio,
come da sua richiesta le rimando il questionario che, alla meglio, ho compilato, unendo una foto formato tessera. Certo rievocare quei terribili momenti non mi è stato facile, ma ritengo sia giusto e doveroso non fare dimenticare i nostri martiri. Spesso mi domando perché si sono accaniti anche contro mio fratello, che era un pacifista e non aveva mai recato danno ad alcuno? Era solo italiano!
      Vorrei esprimere un desiderio al nostro Signor Craxi, ed è questo: di portare un omaggio floreale alla tomba dei nostri martiri — Basovizza — come ha fatto alla tomba dell'infoibatore...

                                                                              Margherita Cragno Conegliano, 30 marzo 1985

*   *    *

Carissimo signor Guzzi, sono la signora Paoli Bruna, la figlia minore di Paoli Giuseppe, nata il 7/6/1939 a Villanova di Parenzo. Vivo in Italia dal 1959, scappata oltre confine clandestinamente insieme a mio fratello perché optanti fin dal 1949, ci hanno sempre negato il permesso per venire qui. Della mia famiglia sono rimasta solo io, la mamma, il fratello e la sorella sono tutti deceduti.

      Quando mio padre e suo fratello Giacomo sono stati infoibati, io avevo 4 anni. Come si può immaginare di tutti gli eventi di allora ho un vago ricordo, quello che so è per sentito raccontare però il dopo lo ricordo bene, tutti i disagi patiti. Mi è rimasto impresso nella memoria quando nel 1946 o 47 — non ricordo bene — una persona del paese è venuta in casa nostra a dirci di lasciare libera la casa perché serviva a loro, una bella e grande casa chiamata «el castel» dove mio padre aveva la «fabbrica» e mio fratello seguendo le orme di mio padre lavorava; dovemmo sloggiare e sotto i nostro occhi vedemmo buttarla giù pezzo per pezzo, fino a raderla al suolo e tutto per dispetto. Questo è uno dei tanti episodi che ricordo, ma ce ne sono degli altri. Di mio padre so che era un uomo onesto e lavoratore e italiano, ha lavorato sodo tutta la vita per poter comprare la casa e qualche pezzo di terra. Chi siano i suoi assassini non lo so sembra che qualcuno sia stato ucciso dai tedeschi, spero che ci sia una giustizia divina a cui devono rendere conto. Ora concludo ringraziando tutti voi della Famiglia Parentina per questa bella e giusta iniziativa di rendere omaggio ai nostri cari morti vittime innocenti. Ringrazio lei in particolar modo per quello che fa.

                                                                                Paoli Bruna Busto Arsizio, 7 giugno 1985

*   *    *

Gentile signor Amelio,
..vorrei darle qualche notizia, anche se ben poco so di quello che è successo in quei terribili giorni.
      Mia sorella mi aveva raggiunto a Sant'Antonio di Fiumicello, dove ero sfollata, agli inizi di maggio.
      Era rimasta ad Umago dove aveva trovato un lavoro alla segreteria del Fascio locale.
      Naturalmente questo suo lavoro l'aveva compromessa e cercò di spostarsi, prima a Trieste da una mia cugina e poi raggiungendomi a Sant'Antonio. Il 19 maggio, al mattino, un «commandos» della Garibaldi, venne a prelevarla e la portò a Fiumicello, dove subì un breve interrogatorio e poi assieme ad un umaghese di cui ricordo solo il nome «Ego» fu portata a Monfalcone alla GAP.
      Io ho cercato di raggiungerla e di farmela rilasciare, ma non mi permisero di vederla, anzi subii minacce. Il 20 maggio tornai a Monfalcone con mio figlio Franco (nato a Parenzo), allora di 12 anni. Non mi fu permesso di passare il ponte di Pieris controllato dai soldati di Tito. Fu lasciato passare solo il ragazzo che riuscì a trovarla alla GAP e parlare per pochi minuti. Lei poveretta ebbe solo e unicamente la preoccupazione di rimandarlo indietro raccomandandogli di non tentare di tornare a cercarla. Io attraverso il comando alleato nei giorni seguenti la cercai in tutti i modi, senza nessun risultato. Ad ottobre con mio marito andai a Torino dove lui era in forza ai 5° Genio. Continuai le ricerche attraverso i giornali con appelli ed ebbi solo una lettera anonima di risposta in cui mi si raccomandava di non fare troppe ricerche. Perché pericolose, e riportava di aver sentito da un tale che mia sorella era stata uccisa nelle cave di Aurisina e quel tale si vantava anche di avere il suo orologio, cosa che non corrispondeva a verità in quanto ne sono ancora in possesso. Poi non ho più avuto nessuna notizia sulla sua sorte. Altro io non so purtroppo...

                                                                                    Gemma Chines San Remo, 9 agosto 1985

*    *   *

I NOSTRI EROI

Date un posto
a questo canto mesto
in ricordo dei nostri spenti eroi.
Umili, senza corona
per l'impedita gloria,
ai margini caduti di una guerra d'odio,
in silenzio, nel buio
a tradimento
legati al ferro,
lungamente straziati
e ancor languenti
infoibati nelle oscure cavità
dentro le quali
non mancò il colpo di grazia.
Date un posto a questo canto 

mesto.
Il tempo passa
non così il ricordo
reso da noi vivi infecondo d'odio
per stender un tappeto di perdono
tappezzato di fiori
sul quale camminate
rivivi nel momento.
La vostra bandiera oggi
non ha colore
ma chi ricorda sa
di quale ardore fosse il vostro amore
per una patria che ancor non sa
perché vi hanno spenti.

Niun vi coNon sa oppur non vuoi sapere.mmemora.che importa ormai agli altri?
Forti avete reso noi
che non vi abbiamo mai dimenticati.
E questo seme dopo tanti anni
non solo ha germogliato
ma tronco è diventato
e sul quel tronco vivo
dai vivi alimentato
sui rami vecchi e nuovi
noi vivi abbiamo inciso i vostri nomi.
                     Italia Bronzini
      1945

 

PESCA ALL'ALBA

    «Sior Romeo» era per me un amico prezioso: paziente; mi spiegava come fare una «togna», dove raccogliere i vermi, quali ami usare e senza dare mai segni di impazienza per la mia petulanza. Conoscevo le sue abitudini e dal «sburto» spiavo il suo arrivo.
     Veniva direttamente dalla Pescheria dove aveva la sua bottega, attraverso la «canisela» che si affacciava al mio negozio. Mi precipitavo giù per poterlo al caso servire di chiodi, viti e. ami.
     Lo ascoltavo incantata quando mi raccontava della pesca fatta all'alba e lo invidiavo ogni volta che preparava le «togne».
  Avrò avuto 12-13 anni quando un giorno, indovinando il mio desiderio, mi invitò ad andare con lui.
    Ma come svegliarmi? A quel tempo la sveglia avrebbe suonato invano, specie alle 3-4 di mattina, come il programma esigeva.
    Ci eravamo allora accordati che sarebbe venuto lui a svegliarmi, con un sistema che doveva risultare infallibile.: mi sarei legata al polso uno spago così lungo da poterlo poi calare, attraverso la finestra, fino in strada.
    Di buon'ora «sior Romeo» era venuto a tirare lo spago... e svegliarmi.
    Nella macelleria di fronte quella mattina «sior Nicolò» era già al lavoro e pertanto molto meravigliato aveva chiesto: «Romeo, cossa tè fa con quel spago?»
    «Sior Romeo» aveva risposto candidamente: «Sveio Alma per andar a pescar!»
    Dopo, erano state inevitabili le spiegazioni e le risate e durante tutta la mattina «sior Nicolò» aveva tenuto allegra la clientela con la storia dello spago legato al polso per svegliarmi.
    A distanza di tanti anni se ripenso a quella giornata, la faccenda della singolare sveglia passa, per me, in secondo piano di fronte al ricordo dell'alba, vista per la prima volta da una barca in mezzo al porto, in un tripudio di colori e con il profumo di salmastro che sento ancora vivo e indimenticabile. In silenzio «sior Romeo» mi osservava... e mi capiva.
    Infatti ad un certo punto disse: «Tè vedi. Alma, cossa che se perdi a dormir fin tardi?»

Alma Moro

 

Porto-Prnz.jpg (51268 byte)

Parenzo- quel mare che offre l'incanto della pesca all'alba

 

Ulteriori aggiornamenti


Zagabria _________ capitano da Parenzo coniugato con Damiani Biasi Renata scomparso a Zara nel 1943.

 

 

*******************
... Un popolo che servilmente si presta a dimenticare segmenti rilevanti della propria storia, e se ne compiace, non rappresenta una comunità destinata a morire ma un collettivo gravemente deviato. Culturalmente, moralmente e civilmente già morto ...
             Guido Deconi

… è nato il Partito Democratico, il sogno Moro-Berlinguer (infidi artefici del criminale trattato di Osimo) s’è compiuto.
I neo-comunisti, i neo-cathocomunisti (eredi di Giuda Iscariota), i neo-radicali ed altri nei, cementati da ogni sorta di perversioni, e senza un leader condiviso, stanno confezionando il pacco da offrire a quel segmento del corpo elettorale che ingloba i masochisti, i profeti del mal comune mezzo gaudio e tutti coloro che vogliono e godono di essere delusi …
            Guido Deconi

Oltre che alla Casta dei politici ci si dovrebbe soffermare soprattutto
sulla Corporazione che comprende tutti coloro che godono di qualche
privilegio che al singolo elettore è precluso. A partire dal Quirinale,
passare per il Clero, e per tutti i livelli della Magistratura e della Giustizia fino ad
arrivare al Giornalismo, alla Stampa e all'Istruzione e poi proseguendo, giungere agli Albi, alle Licenze
ed ai Favoritismi.
            Guido Deconi

se hai un sogno da realizzare non scervellarti immaginando come dovrebbe apparire per essere perfetto. La prima cosa che devi fare e quella di svegliarti ed agire, perfezionamenti e migliorie vanno fatte in corso d’opera
              Guido Deconi

… se per ciò che concerne la difesa dei diritti umani l’Italia è una pattumiera,
l’Unione Europea, specialmente dopo l’inclusione dei paesi neo comunisti va considerata il letamaio di un porcile …
             Guido Deconi

quando un singolo individuo o le comunità di un qualsiasi Paese subiscono un’ingiustizia da parte del proprio Stato o da un altro Stato oppure da una loro complicità ed a questi non è stato messo a disposizione alcun strumento legale per ottenere giustizia, sia l’individuo che le comunità, hanno il diritto, anzi il sacrosanto dovere di organizzarsi in modo tale da farsi giustizia da soli. Tutte le Istituzioni di tali Stati e chi le rappresenta vanno considerati lercia spazzatura …
              Guido Deconi

...siano gli psichiatri ad esprimere giudizi sul comunismo e sul cathocomunismo i politici e gli storici non sono sufficientemente idonei ...
              Guido Deconi

... non essere mai taccagno, avaro e spilorcio, sii sempre generoso, prodigo, di buon cuore, altruista e magnanimo. In ogni occasione fai sempre al prossimo tuo tutto quello che lui vorrebbe fare a te ma faglielo prima ...
             Guido Deconi

... anche con la ras- segnazione cristiana che pare sia la più efficace si superano veramente bene e con disinvoltura solamente le sventure e le disgrazie che toccano agli altri ...
             Guido Deconi

  ... durante tutta la vita è bene  tentare di tutto, il dramma peggiore è quello di essere sempre schivi.
Andare fieri e magari orgogliosi del proprio scetticismo inconcludente è la  più grave tragedia che possa capitare ad un essere umano ...
             Guido Deconi

... se senti qualcuno dire che lasciare questa valle di lacrime è una vera e propria liberazione, rispondi:
sarà probabilmente vero ma io qui ci piango così bene e per me anche il solo poter piangere è una cosa meravigliosa ...
             Guido Deconi

   Inserire qui le informazioni sul copyright o sulla proprietà.
Responsabile del Sito Deconi dr. Guido esule parentino.

   
Inviare a isfida-wolit@tiscali.it un messaggio di posta elettronica contenente informazioni, precisazioni, domande o commenti su questo sito.
Aggiornato il: 21-09-07.